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Home Page > Notizie Ctg > News Ctg Nazionali > l'intervento iniziale di mons. Luigi Romanazzi

l'intervento iniziale di mons. Luigi Romanazzi
Consulente ecclesiastico nazionale

 

Carissimi delegati, dirigenti, soci, e amici ospiti,

il lavoro di questo XVI Congresso Nazionale sul tema Essere Associazione e Rete, la sfida del CTG, nella sinergia Valori/Servizi dopo la Riforma del Terzo Settore, vuole essere un momento importante di confronto su diverse tematiche riguardanti il turismo della socialità e della sostenibilità, la salvaguardia del Creato e dell’ambiente, la formazione di una cultura positiva e propositiva e di un tempo a misura d’uomo, sia negli aspetti lavorativi che in quelli legati al tempo libero.

La nostra società ha subito e sta subendo continui mutamenti che ridefiniscono progressivamente le consuetudini che l’avevano caratterizzata nei decenni passati. Tante certezze cadono, i poteri si modificano, la realtà diventa inafferrabile. Sono diversi gli aspetti di queste trasformazioni ed è sempre più difficile identificare quali le cause e quali le conseguenze; occorre, allora, cercare di capire quale possa essere il nostro contributo di cristiani e la responsabilità che abbiamo per contribuire alla costruzione del bene comune.

Il problema oggi non è la risorsa umana ma l'uomo come risorsa. L’uomo non può essere considerato solo in base a ciò che si può "ricavare" da lui, ma anche come capace di affetti, relazioni e portatore di ideali. È un tema su cui sta richiamando spesso l'attenzione lo stesso papa Francesco: «al centro di ogni impresa vi sia dunque l'uomo: non quello astratto, ideale, teorico ma quello concreto, con i suoi sogni, le sue necessità, le sue speranze e le sue fatiche»[1]. L’avvenimento cristiano genera realismo e vera capacità di rispondere al bisogno di tutti. La fede ci fa affrontare il bisogno costringendoci a metterci insieme.

Come non è possibile nascere da soli e come non si può vivere da soli, così non si può rispondere al proprio bisogno se non in una compagnia. Da soli, nessun bisogno può essere affrontato con quella sistematicità che l’organicità della vita esige. L’obiettivo primario della compagnia è quello di favorire la nascita di opere sociali, che, secondo la tradizione cattolica, rispondano ai gravi problemi della nostra società: in particolare a quello della disoccupazione giovanile, che rappresenta un autentico attentato alla dignità di milioni di persone. Occorre una visione positiva della persona e della società: un ripensamento delle pratiche di gestione del bene comune non può più prescindere dall’impegno a liberare creatività, desideri, spirito di iniziativa, tutto ciò che può essere motore di nuova consapevolezza, nuovo sviluppo e di un equilibrio sociale più giusto.

Il contesto di crisi socio-economica in cui viviamo ha determinato l’esigenza di avviare rapporti di collaborazione con altri soggetti contribuendo a diffondere il concetto di “fare rete” in tutti gli ambiti di intervento incluso il volontariato. L’espressione “fare rete” è ormai diffusa anche nel vasto universo dell’associazionismo, per indicare una strategia di lavoro comune tra organizzazioni diverse, volta a “unire le forze” per conseguire obiettivi che singolarmente le organizzazioni non sarebbero in grado di raggiungere. Anche il CTG è rete, sia per i valori che in sé porta sia per i servizi che offre.

La sfida fondamentale di questo congresso è lo sviluppo della nostra associazione attraverso la valorizzazione di tutte le persone coinvolte, dei nostri talenti e delle nostre competenze; proprio in questo momento storico ci è chiesto di impegnarci per uno sviluppo basato sulla dignità della persona e del suo desiderio di creare del bene per tutti. La condizione essenziale per lo sviluppo è riassumibile nel termine “incontro”. Solo nella dimensione dell’incontro – e del dialogo che ne consegue – si verifica una dinamica di conoscenza che porta alla realizzazione di un cambiamento adeguato e di un’innovazione utile.

La nostra associazione è l’ambito in cui è possibile vivere rapporti autenticamente umani, di amicizia, socialità, solidarietà e reciprocità. Essa, in quanto comunità di uomini, è un ambito educativo: non solo poiché è un luogo di sviluppo e di trasferimento – anche intergenerazionale – di conoscenze e competenze tecniche e organizzative, ma anche perché nella nostra associazione possono essere trasmessi per osmosi una concezione dell’uomo e del lavoro, il senso di realismo e della responsabilità, nonché virtù quali attenzione, coraggio, lealtà, perseveranza, umiltà e passione.

Tutto ciò che si fa è espressione della propria passione per l’uomo. È nostro compito destare e sostenere le energie del singolo favorendo sempre l’incontro fra le persone, in quanto l’incontro costituisce la condizione primaria per la crescita umana ma anche per la maturazione dello scopo che i nostri comitati, gruppi e circoli si prefiggono. Perseguire tale scopo attraverso la costruzione di una rete tra le opere sociali, sostenuta da un’intensa attività di formazione, da momenti di confronto e accompagnamento sui criteri di fondo delle scelte, così come sui problemi specifici, genera frutti inaspettati. Per questo, c’è bisogno di testimoni che aiutino l’uomo a stare davanti alle sfide del presente. Occorre ridestare il desiderio strutturale dell’uomo perché si possa generare una responsabilità e una costruttività sociale e umana.

Auguriamoci che la fede ci renda sempre più generosi, fedeli e scaltri nel collaborare con tutti gli uomini alla costruzione di un mondo in cui l’umanità possa vivere in modo più umano.

Buon lavoro!

 

Taranto, 25 aprile 2018                                          Mons. Luigi Romanazzi

                                                                 Consulente Ecclesiastico Nazionale

 



[1] Francesco, Discorso agli imprenditori riuniti in Confindustria, Roma, 27 febbraio 2016.


 

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